Il gaokao dura tra i tre e i quattro giorni, per un totale di circa nove ore.
Giugno è il mese degli esami: maturità, lunghe sessioni di studio, caldo, ansia, ma anche aspettative per il futuro. Un esame su tutti è però conosciuto per essere il più tosto al mondo: il gaokao.
A inizio di giugno di ogni anno si aprono le tre giornate dedicate all’esame più importante per gli studenti cinesi: il gaokao, l’esame di ammissione all’università. Durante i giorni della prova l’intera nazione sembra trattenere il fiato e supportare gli studenti: dalle folle di genitori che salutano dai bus, alla polizia che pattuglia le strade per far mantenere il silenzio. Ma perché?
Come funziona la Maturità in Cina
Anche quest’anno 12,9 milioni di studenti si sono riversati nelle aule scolastiche per sostenere la fatidica prova. Il gaokao dura tra i tre e i quattro giorni, per un totale di circa nove ore. Tre sono le materie obbligatorie: cinese, matematica e una lingua straniera. Rappresenta l’esame finale del ciclo di studi superiore ed è l’unica via per accedere all’università in Cina.
Una via molto stretta. Infatti, la possibilità di entrare nelle migliori università del paese dipende unicamente dal punteggio ottenuto alle prove: più è alto, più si avrà la possibilità di accedere. Non solo, ottenere un buon punteggio garantisce borse di studio, incentivi e premi economici e un generale prestigio sociale.
Il tasso di ammissione alle migliori università del paese però si attesta intorno al 5%; queste sono anche queste quelle che ricevono la maggior parte dei finanziamenti e delle risorse da parte dello stato. I laureati che escono da queste università guadagnano in media fino al 40% in più rispetto ai coetanei provenienti da università di livello inferiore. Il punteggio al test determina quindi non solo le università a cui gli studenti potranno accedere, ma anche la loro futura carriera, lo stipendio e la posizione sociale. A volte è questione di pochi punti.
Per alcuni studenti, specie provenienti dalle classi sociali più basse, il gaokao offre una possibilità, a volte l’unica, di riscatto da una vita di povertà. L’esame è quindi un grande vettore di mobilità per la società cinese, e informa la vita dei giovani e delle loro famiglie dalla nascita.
Le famiglie cinesi investono infatti anni di risparmi (in media il 17% del loro reddito) e ore di preparazione per l’istruzione dei propri figli: insegnanti privati, lezioni extra, scuole e attrezzature migliori. A volte chi né ha la possibilità cambia persino casa per trasferirsi in un’altra provincia.

Il ruolo dello Stato
Dagli esami imperiali di cui è l’antesignano, il gaokao come lo conosciamo oggi è stato reintrodotto nel 1977, dopo la sua abolizione durante la Rivoluzione culturale cinese. A partire dagli anni ’90, con il passaggio della Cina a un sistema economico globalizzato, l’istruzione superiore diventa di massa e lo stato investe sempre più risorse, al fine di migliorarne la qualità e l’efficienza.
Lo Stato però non alloca solo risorse, ma gestisce l’istruzione fino ai livelli più bassi attraverso un sistema fortemente centralizzato, stabilendo programmi e quote di ammissione. Negli anni il partito ha incoraggiato e privilegiato le discipline scientifiche e ad alto componente tecnico.
Le università cinesi si posizionano ormai stabilmente nei primi 50 posti nei ranking mondiali, soprattutto per le materie scientifiche. Quello del gaokao è infatti un sistema che privilegia un tipo di conoscenza mnemonica e scientifica, funzionale a creare una base di lavoratori altamente specializzati, che negli anni sono stati parte integrante dell’espansione economica cinese.
Non solo, le lauree di eccellenza aprono le porte a prestigiosi impieghi nel settore pubblico: è tra i laureati di Tsinghua o Peking che il Partito comunista cinese seleziona i propri futuri funzionari. Queste posizioni comportano numerosi vantaggi come alloggi sovvenzionati, iscrizione garantita dei figli nelle migliori scuole e assistenza sanitaria completa.

Meritocratico, ma non troppo
In apparenza quindi il gaokao si presenta come l’incarnazione della meritocrazia. Tuttavia all’interno del sistema permangono forti diseguaglianze e problemi.
Le quote di ammissione vengono stabilite dal governo centrale per provincia: le metropoli come Pechino hanno le quote di ammissione più alte, a differenza delle aree interne e rurali. Le università tendono inoltre a favorire gli studenti locali. Ne consegue che gli studenti nati nelle province più povere avranno meno possibilità di accedere alle università migliori rispetto a quelli della capitale o delle aree più industrializzate.
Inoltre i tassi di ammissione molto bassi e le aspettative legate all’esame portano gli studenti a dedicare ogni momento libero della loro vita allo studio. La competizione che si genera è feroce e l’ansia e la pressione che sentono gli studenti altissima. Diversi studi hanno evidenziato l’impatto negativo sulla salute mentale dei giovani, derivante dallo stress per l’esame, che porta spesso a una crescita dei livelli di depressione.
Infine, gli ultimi anni hanno visto un progressivo calo degli studenti iscritti al gaokao. Le ragioni sono varie, ma un dato emerge su tutti: la disoccupazione giovanile. Questa, unita alla forte competizione e alla preferenza dei datori di lavoro per i laureati delle università più prestigiose, spinge sempre più giovani a scegliere di entrare direttamente nel mondo del lavoro, visto anche lo sviluppo della formazione professionale e il suo maggiore allineamento alle esigenze del settore industriale.
In conclusione
Il gaokao riflette la convinzione che l’avanzamento debba basarsi sul merito: un merito fatto di punteggi trasparenti e oggettivi, su una conoscenza mnemonica più che su competenze trasversali.
In apparenza è il sistema più equo che possiamo immaginare. Tuttavia dimostra anche come l’equità e la meritocrazia dell’istruzione non dipendano solo dalla prova in sé, ma anche dalle condizioni in cui gli studenti si trovano ad affrontarla.
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