- Una direttiva per rompere un tabù
- Cosa cambierà per chi cerca lavoro, soprattutto per chi è giovane
- Cosa cambia per le aziende
- Quattro consigli pratici se stai cercando lavoro oggi
- Ma – come sempre c’è un ma!
- In conclusione: un piccolo passo ma un grande segnale di cambiamento
- Per approfondire la questione:
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Hai presente quando leggi un annuncio di lavoro e l’unica cosa che ti rimane da immaginare è lo stipendio?
Bene: presto in Europa, e quindi anche in Italia, grazie ad una Direttiva Europea, finirà quell’assurda usanza (malcostume) che abbiamo in Italia, dove negli annunci di lavoro e ai colloqui, “mai dire né chiedere quant’è lo stipendio!”. Questo articolo spiega, in modo semplice e concreto, cosa introduce la nuova regola europea, perché è stata necessaria, quando entrerà in vigore in Italia e cosa cambia per te, specialmente se sei un candidato giovane o neo-laureato.

Una direttiva per rompere un tabù
Parlare di soldi in Italia è ancora un mezzo scandalo.
Ai colloqui, chiedere “quanto si guadagna?” viene spesso considerato maleducato e pretenzioso, come se la paga fosse un segreto da custodire o una gentile concessione da parte del datore di lavoro.
Questo silenzio, però, crea squilibri enormi: chi parte con uno stipendio basso rischia di restare fermo per anni, e le differenze di genere — già profonde — si consolidano.
L’Unione Europea ha deciso di dire basta a questa opacità, imponendo agli Stati membri di rendere più chiari i criteri retributivi e di introdurre sanzioni per chi non rispetta le regole.
Ma andiamo con ordine.
In molti Paesi europei, e in modo particolare in molte realtà italiane, esiste una sorta di “tabù” intorno al denaro: spesso negli annunci non si dice nulla sullo stipendio e, al colloquio, si evita di chiedere quanto si guadagnerà perché è considerato maleducato o imbarazzante.
Questo crea asimmetrie di potere, favorisce il mantenimento di disparità (anche di genere) e alimenta sfiducia tra candidato e datore di lavoro. Per questi motivi l’UE ha deciso di intervenire con una norma comune, perché se la trasparenza non diventa pratica condivisa, serve una regola che la imponga: è la Direttiva (UE) 2023/970, e dovrà essere recepita entro il 7 giugno 2026. Da quella data, anche in Italia, gli annunci di lavoro “misteriosi” dovranno finalmente scomparire.
Ciò significa che da quella data (o poco dopo, a seconda del testo di recepimento adottato dall’Italia) le regole sulla trasparenza salariale dovrebbero essere operative anche nel nostro Paese. Va però sottolineato che il recepimento avviene tramite leggi o decreti nazionali: conviene quindi seguire l’evoluzione normativa per verificare dettagli ed eventuali scadenze intermedie (in genere sempre in ritardo in Italia)
(Per approfondire: La Direttiva europea sui salari)
Cosa cambierà per chi cerca lavoro, soprattutto per chi è giovane
Per chi è giovane o sta muovendo i primi passi nel mondo del lavoro, la novità è importante. Sapere da subito quanto si guadagna significa poter scegliere consapevolmente, evitare colloqui inutili, risparmiare tempo e — soprattutto — negoziare meglio.
Non solo: le aziende non potranno più chiedere nemmeno lo storico retributivo del candidato, una pratica che finora penalizzava chi veniva da lavori poco pagati. Più trasparenza, dunque, ma anche più equità: le differenze di genere, di provenienza o di rete di conoscenze diventano più difficili da nascondere quando il dato economico è scritto nero su bianco.
Cosa cambia per le aziende
Molte imprese – chiaramente – non la stanno prendendo bene. Non si tratta solo di aggiungere un numero in fondo all’annuncio, ma di ripensare le politiche interne: perché se indichi la retribuzione, devi anche saper spiegare perché due dipendenti con mansioni simili guadagnano cifre diverse.
Questo però richiede tempo e risorse: la direttiva prevede più reportistica (soprattutto per le aziende di grandi dimensioni) e sanzioni in caso di discriminazioni salariali ingiustificate.
Un cambiamento culturale, prima ancora che amministrativo.
Non sappiamo ancora nel dettaglio in cosa si tradurrà tutto questo, perché la direttiva stabilisce l’obiettivo da raggiungere, ma mezzi e modalità (quindi, i dettagli) dovranno essere decisi dal Parlamento con un’apposita legge.
Quattro consigli pratici se stai cercando lavoro oggi
Le nuove regole non sono ancora in vigore, ma puoi già muoverti come se lo fossero. Per questo abbiamo quattro consigli pratici da darti se stai cercando lavoro:
- Controlla sempre se l’annuncio riporta la fascia retributiva e, se manca, chiedila senza paura. Certo, è difficile, ma non c’è niente di male a chiederlo (nulla vieta di aspettare l’ultima parte del colloquio, anche solo per vedere se te ne parlano di loro iniziativa)
- Ti sembra comunque inappropriato/ti vergogni? Male! Ma sarai felice di sapere che ci sono anche altri modi per conoscere il salario in modo indiretto: se al termine del colloquio non è emerso il lato retributivo, non c’è nulla di male a dire “scusi, per completezza, mi sa dire cortesemente l’inquadratura contrattuale da cui partirei?” Con questi dati basterà controllare sul contratto collettivo di riferimento il range salariale previsto dalla legge.
- Fai ricerche di mercato: usa siti di salary benchmarking come Glassdoor per avere un’idea realistica di quanto in media viene pagato quel tipo di lavoro, così saprai già cosa aspettarti al colloquio.
- Non sottovalutare i benefit: orari flessibili, lavoro ibrido, formazione e bonus contano.
Questi piccoli accorgimenti ti aiutano a non arrivare al colloquio impreparato.
Ma – come sempre c’è un ma!
La direttiva fissa il quadro minimo: gli Stati membri possono scegliere soglie diverse di applicazione dell’obbligo (per esempio, dimensione delle imprese soggette alle nuove norme, modalità di attuazione e scadenze per reportistica). Quindi, aspetti concreti come chi esattamente dovrà indicare la retribuzione (tutte le aziende o solo quelle sopra una certa dimensione) e come saranno gestite verifiche e sanzioni saranno definiti dal legislatore italiano.
Insomma, la norma c’è: ora resta da vedere se il Parlamento farà il suo dovere, o se ci toccherà aspettare ancora per via dei soliti ritardi applicativi.
In conclusione: un piccolo passo ma un grande segnale di cambiamento
La svolta non è solo tecnica: è culturale. Mettere lo stipendio sul tavolo significa normalizzare un argomento che in Italia è spesso evitato perché controproducente.
Per i giovani in cerca di lavoro è una buona notizia: meno confusione, più strumenti per scegliere. Per le aziende è l’occasione per dimostrare affidabilità, serietà e trasparenza. E se occorre una direttiva europea per arrivarci, allora tanto meglio: almeno ora sappiamo quando e come la partita dovrà essere giocata.
Per approfondire la questione:
- Articolo di approfondimento su Il Sole 24 Ore (riepilogo e casi pratici). Alley Oop
- Testo ufficiale della Direttiva (EU) 2023/970 — EUR-Lex. EUR-Lex
- Pagina informativa del Consiglio UE sulla trasparenza salariale. Consiglio dell’Unione Europea
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