Body positivity: il corpo degli altri non è un dibattito pubblico

Michele Bagnato

A chi le scrive «Finalmente! Adesso sei davvero bella» BigMama risponde «Sono sempre stata bella».

Oggi la tastiera di un cellulare è diventata lo strumento più rapido per far viaggiare i nostri pensieri in lungo e in largo via etere. Purtroppo la patente per questo viaggio non è prevista e non essendoci un’educazione per un uso consapevole degli strumenti digitali, in particolare dei social, il rischio di incidenti è concreto. 

Leoni da tastiera

Sono tanti i pestoni nei quali puntualmente incappiamo, ma uno che torna ciclicamente, come l’uroboro, è il tema della body positivity, che viene spesso ricondotto (non senza forzature) all’etichetta ‘woke’ – qui per leggere l’articolo, che è diventata ormai un contenitore polemico in cui finiscono temi diversi e complessi e che agisce da potente catalizzatore del dibattito. 

Il caso più recente ha riguardato la cantante avellinese BigMama, al secolo Marianna Mammone, apparsa sui social dimagrita rispetto al passato. 

Subito è partita la diatriba tra chi difende la scelta e chi la recrimina, affermando che non si possa essere paladini della body positivity e adottare una scelta che, secondo questa lettura, va nella direzione opposta. 

Partiamo da una prima considerazione: non è affare di nessuno cosa faccia BigMama del proprio corpo, perché nessuno deve dare giustificazioni o spiegazioni di alcuna sorta.

Ma quand’è che abbiamo deciso di diventare una società in cui bisogna sempre giustificare le proprie scelte? Anzi, ancora meglio, quand’è che abbiamo deciso che questa società ci va bene? Parliamo di un contesto sociale che si limita a misurarci invece di valorizzarci, ed in cui la performance viene prima di tutto. Forse per questo nelle nuove generazioni si registra un preoccupante aumento dei casi di ansia (a proposito, stiamo portando avanti un’inchiesta sull’argomento!) 

Tornando a noi, il caso di BigMama non è isolato. Sono innumerevoli gli esempi di celebrità paladine della body positivity che in seguito hanno intrapreso un percorso che le ha viste perdere peso: Lizzo, Megan Trainor, Adele, Oprah, Rebel Wilson e si potrebbe andare ancora molto avanti. 

Non è un caso se nell’elenco ho inserito solo donne: sebbene anche alcuni uomini abbiano abbracciato la body positivity, ad essere criticate quando perdono peso sono quasi sempre solo le donne

@vdnews.tv

BigMama, 23 anni, è una rapper. Nella musica ha trovato una medicina, uno scudo che l’ha protetta dal bullismo che ha subìto quando era piccola, e oggi è il suo lavoro. Con lei abbiamo parlato di grassofobia, bodypositivity e delle difficoltà che un’artista donna con «un corpo non conforme» deve affrontare nel mondo della musica. @bigmamaalmic #musica #diversity #rap

♬ suono originale – VDnews – VDnews

Cos’è la body positivity

Ma che significa body positivity? Significa accettare ogni forma del proprio corpo, senza discriminare chi non rispetta i cosiddetti canoni di bellezza, spesso irrealistici, promossi dai media. 

Abbracciare la body positivity non significa necessariamente dover essere in sovrappeso, come erroneamente viene ritenuto da alcuni, ma riuscire ad accettarsi, stando bene con se stessi. Ciò implica anche la possibile perdita di peso, che in molti casi ha lo scopo di evitare problemi di salute: è inutile girarci attorno, il peso è uno dei fattori che influenza maggiormente le malattie metaboliche o quelle cardiovascolari, oltre a rappresentare un aggravio per il sistema osteoarticolare. Ma attenzione: si può avere un corpo non conforme agli standard di bellezza ed essere comunque il ritratto della salute, anzi, solitamente i corpi irrealistici a cui siamo costantemente esposti sono poco salutari tanto quanto chi ha qualche chilo di troppo. 

Per questo non c’è un’incoerenza nella perdita di peso quando si parla di body positivity, ma la consapevolezza di voler star bene con se stessi. 

Il discorso vale anche al contrario: negli ultimi mesi ad esempio Ariana Grande, durante il tour promozionale per la seconda parte dell’adattamento cinematografico del musical Wicked è apparsa, secondo alcuni, eccessivamente magra. 

Il dibattito sui social non ha aiutato la cantante e attrice, contribuendo al crescente livello di ansia, che l’ha portata a voler prendere una pausa dopo gli impegni del 2026.

Il corpo degli altri non è un dibattito pubblico

Quando capiremo che ciò che scriviamo sui social ha un peso sulle vite degli altri? Saremmo in grado di dire in faccia le stesse parole, o pensiamo che lo schermo sia una sorta di attenuante?

Forse il punto non è la body positivity, ma il nostro bisogno costante di giudicare, di dire agli altri cosa dovrebbero fare del proprio corpo, della propria salute, della propria immagine.

Se la body positivity ha un senso, è proprio questo: restituire alle persone la libertà di esistere senza dover chiedere il permesso. Di cambiare, se lo desiderano. Di non cambiare, se non lo vogliono.

Non c’è coerenza da difendere, né una linea ideologica da rispettare. C’è solo un confine da imparare a riconoscere: quello tra l’opinione e l’invadenza.

Perché il corpo degli altri non è un dibattito pubblico. E la tastiera non è un lasciapassare per dire tutto quello che ci passa per la testa. 

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