Aborto: con gli obiettori di coscienza in Italia sono davvero libera di decidere?

Teresa Beracci

L’aborto è ancora stigmatizzato, criminalizzato e difficile da attuare, non è pienamente un diritto e la strada per renderlo tale è ancora lunga

Ogni donna ha piena libertà sul proprio corpo ed è libera di scegliere

L’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) è una pratica sanitaria sicura, almeno sulla carta. Nella realtà, troppo spesso, sicura e accessibile non lo è affatto. In molte parti del mondo viene ancora criminalizzata, trasformando una scelta complessa in un percorso di paura e solitudine. In Italia l’IVG è legale, ma non sempre è garantita a causa dell’elevato numero di  obiettori di coscienza e al pullulare della disinformazione. 

Stigmatizzare e criminalizzare l’aborto, o peggio, ridurlo a un presunto “metodo contraccettivo” non protegge nessuno, soprattutto le donne e la loro vita sessuale ed emotiva. 

Parlare di aborto è necessario sempre 

Parlare di aborto è necessario. Perché abortire è un diritto, sì, ma prima ancora è una scelta. Una scelta che ogni donna dovrebbe poter fare in modo consapevole, con tutto l’aiuto e la tutela necessari. Oggi, però, questo non sempre è possibile, infatti negli ospedali e nei centri privati gli obiettori di coscienza sono  troppi. E così abortire nella propria città e nella propria regione, diventa un percorso a ostacoli. Per questo molte donne, giovani e adulte,  sono costrette a spostarsi, a macinare chilometri, per ottenere qualcosa che dovrebbe essere garantito a pochi passi da casa loro.

Ma cosa significa davvero abortire per una donna?
Significa poter decidere che non è il momento giusto per una gravidanza.
Significa tutelare la propria salute.
Significa non poter o non voler portare avanti una gravidanza.
Significa, in alcuni casi, dover interrompere una gravidanza frutto di uno stupro.

Le ragioni sono molte. Tutte legittime e legate a una cosa sola: la libertà di un corpo.

Per questo non si può, e non si deve,  giudicare, stigmatizzare o semplificare il discorso sull’aborto. Né in Italia, né nel resto del  mondo. 

Un po’ di dati relativi all’aborto

La raccolta dei dati sull’Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) è coordinata dal Ministero della Salute, sulla base dei flussi informativi regionali, con il supporto dell’ISTAT per l’elaborazione statistica e dell’Istituto Superiore di Sanità per l’analisi epidemiologica.

Le rilevazioni permettono di confrontare i dati anno dopo anno. È grazie a questo sistema che possiamo leggere lo scenario sociale italiano sull’aborto a partire dal 1979, cioè dall’entrata in vigore della legge 194/78. Le indagini vengono condotte annualmente tramite dati socio-demografici. I numeri più recenti mostrano un andamento non lineare: nel 2021 il tasso di aborto diminuisce rispetto al 2020, mentre nel 2022 torna a crescere rispetto all’anno precedente. Le IVG praticate raggiungono quota 166,6 ogni 1.000 nati vivi.

Ma il dato più interessante riguarda l’età. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, il tasso di abortività diminuisce tra le giovanissime sotto i 20 anni, mentre aumenta nella fascia tra i 25 e i 34 anni. Dal 2011 a oggi, però, il numero di minorenni che ricorrono all’aborto è cresciuto. Negli ultimi anni, invece, diminuisce il tasso di abortività tra le donne straniere.

Cosa accade nelle regioni italiane quando si deve abortire 

La situazione italiana relativa all’interruzione di gravidanza è abbastanza complessa e confusa.  I medici obiettori sono tanti e chi pratica l’interruzione di gravidanza si conta sulle dita d’una mano. 

Il risultato è uno squilibrio evidente. In regioni come Molise, Campania e Puglia, il carico di lavoro per i ginecologi non obiettori è particolarmente elevato: si parla in media di 2,8 IVG settimanali in Molise, 2,4 in Campania e 2,1 in Puglia

Come posso interrompere una gravidanza? Guida pratica ad un aborto sicuro

L’isterosuzione

L’isterosuzione è una procedura chirurgica, può essere effettuata entro 11 settimane e 6 giorni di gestazione, calcolate dall’ultima mestruazione. Avviene attraverso l’aspirazione del contenuto dell’utero mediante una cannula collegata a un sistema di aspirazione. Prima dell’intervento la donna viene preparata con un’anestesia, che può essere locale o generale a seconda dei casi e delle strutture sanitarie. È necessario poi dilatare il collo dell’utero per consentire l’ingresso della cannula; questa fase può avvenire in modo meccanico o farmacologico. L’aspirazione vera e propria dura pochi minuti e, nella maggior parte dei casi, l’intervento si conclude in giornata con una breve osservazione post-operatoria.

L’isterosuzione viene scelta soprattutto quando la gravidanza è più avanzata, quando l’aborto farmacologico non è indicato, non è disponibile,non ha avuto esito, oppure quando esistono controindicazioni all’uso dei farmaci. In alcuni casi viene preferita perché consente una risoluzione immediata, evitando un processo più lungo e fisicamente impegnativo. Tuttavia, essendo una procedura invasiva, comporta rischi chirurgici, seppur bassi se eseguita correttamente, ed è per questo che, nelle gravidanze molto precoci, si tende a privilegiare l’aborto farmacologico, considerato meno invasivo.

Aborto farmacologico

L’aborto farmacologico è una procedura medica che permette di interrompere una gravidanza senza ricorrere a un intervento chirurgico. Avviene attraverso l’assunzione di farmaci che provocano l’interruzione della gravidanza e l’espulsione del materiale uterino, in modo simile a un aborto spontaneo.

La procedura si basa sull’uso di due farmaci: il mifepristone (RU486), che blocca l’azione del progesterone, l’ormone necessario a mantenere la gravidanza, e le prostaglandine (Misoprostolo), somministrate successivamente a distanza di 48 ore tra di loro per stimolare le contrazioni dell’utero e favorire l’espulsione. Il processo non è immediato: può durare alcune ore o anche più giorni e comporta sanguinamento e dolore, variabili da donna a donna.

L’aborto farmacologico viene utilizzato soprattutto nelle fasi più precoci della gravidanza, entro sette settimane di gravidanza, calcolate dalla data dell’ultima mestruazione.é  considerato meno invasivo rispetto alla chirurgia e presenta un rischio inferiore di complicanze se eseguito correttamente. Proprio per questo, oggi è spesso la prima opzione proposta quando le condizioni cliniche lo permettono.

Tuttavia, definirlo “più semplice” è fuorviante Come abbiamo visto, infatti, non è né indolore, né rapido. Dopo entrambi gli interventi, sono assolutamente normali dolori addominali, febbre, brividi, cefalea (mal di testa), nausea, vomito e diarrea. 

Richiede una corretta informazione della paziente, assistenza e un adeguato supporto medico. In molti casi viene eseguito senza anestesia e può essere vissuto come un’esperienza fisicamente e psicologicamente impegnativa, soprattutto se affrontata in solitudine.

Anche qui, la scelta non è mai automatica. Dipende dall’epoca gestazionale, dallo stato di salute, dalla disponibilità dei servizi e dalla volontà della donna. 

La diffusione dell’aborto farmacologico non è uniforme. È più frequente in Marche, Basilicata, Calabria e Liguria. In Basilicata e Calabria il tasso raggiunge il 72%.
Ma qui emerge un altro problema, forse il più critico: il ruolo dei consultori.

Nel momento in cui una donna richiede l’IVG, i certificati che dovrebbero essere rilasciati dopo il colloquio risultano spesso inferiori alle richieste reali. Durante quei colloqui, infatti, emerge una pratica di dissuasione più che di accompagnamento. E non finisce lì. Anche dopo l’IVG, quando il bisogno di supporto è massimo, le donne vengono lasciate sole. I colloqui post-aborto diminuiscono drasticamente.

@vdnews.tv

Abortire in Italia è sempre più complesso a causa delle ingerenze dei cosiddetti movimenti pro-life fuori e all’interno degli ospedali, luoghi che però dovrebbero essere laici e al servizio delle persone. All’Ospedale Sant’Anna di Torino, ad esempio, ha aperto la stanza dell’ascolto, finanziata dai fondi regionali Vita Nascente, che dovrebbe “offrire assistenza materiale e un sostegno economico una tantum alle donne incinte che stanno pensando di interrompere la gravidanza”. Ma si tratta di un supporto misero e che soprattutto riduce la scelta di portare avanti una gravidanza a una sola questione economica, che dovrebbe essere sufficiente «a far cambiare idea». In realtà, però, dovrebbe essere possibile abortire solo perché lo si vuole ed essere rispettate in questa decisione, senza dover dare spiegazioni.Al momento, la stanza funziona su appuntamento, chiamando un numero a cui però sembra non rispondere nessuno: il servizio, quindi, non sarebbe ancora attivo. Per garantire il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza, Non Una Di Meno ha occupato temporaneamente l’ospedale Sant’Anna in occasione della giornata dell’aborto sicuro, che si è tenuta a fine settembre.Insieme a Vittoria, attivista di NUDM, siamo stati davanti all’ospedale per capire cosa succede a chi vuole abortire oggi a Torino. #nonunadimeno

♬ suono originale – VDnews – VDnews

La legge italiana sull’aborto cosa dice?

In Italia l’interruzione volontaria di gravidanza è regolata dalla legge 194 del 1978. Una legge che riconosce alla donna il diritto di abortire entro i primi 90 giorni di gravidanza. In questo arco di tempo l’IVG può essere richiesta per motivi di salute, economici, sociali o personali. Esistono poi situazioni specifiche in cui l’intervento è consentito anche oltre questo limite, quando sono presenti gravi problemi legati alla salute della donna o a malformazioni del feto.

Per poter accedere all’aborto è necessario il rilascio di un certificato. Questo può essere richiesto al proprio ginecologo, ma anche al medico di fiducia, qualora non sia possibile rivolgersi al proprio specialista, Ci si può rivolgere anche a ginecologi di ospedali e consultori (anche il medico di turno nell’ambulatorio di continuità assistenziale del proprio paese o città, cioè quella che comunemente definiamo “guardia medica”). Dopo questo passaggio, la donna è tenuta a riflettere per sette giorni , che sono obbligatori per legge, al termine dei quali potrà procedere con l’IVG. 

L’interruzione può essere praticata in ospedale o in strutture autorizzate, come i poliambulatori. Qui entra in gioco uno dei nodi più critici del sistema: la presenza di personale non obiettore. In assenza di medici disponibili a praticare l’IVG, le tempistiche si allungano, i percorsi diventano più complessi e la salute della donna può essere seriamente messa a rischio.

Ancora più grave è quando l’obiezione di coscienza viene invocata anche in situazioni di emergenza. Quando la vita della donna è in pericolo, non dovrebbero esserci margini di ambiguità: la tutela del paziente viene prima di qualsiasi convinzione personale. 

Spagna, Francia e USA: tre modelli a confronto

In Spagna, oggi, l’aborto è una scelta libera. Le ragazze di 16 e 17 anni possono interrompere una gravidanza senza il consenso di genitori o tutori, rendendo l’accesso più immediato e meno traumatico. Non è sempre stato così. Nel 2015, sotto il governo di centrodestra di Mariano Rajoy, era stato reintrodotto l’obbligo del consenso parentale.
Oggi lo scenario è radicalmente cambiato: ospedali pubblici accessibili, registri degli obiettori di coscienza, abolizione dell’obbligo di “informare” le donne sul sostegno alla maternità e cancellazione del periodo di riflessione di tre giorni. Strumenti che, di fatto, servivano più a dissuadere che a tutelare. 

In Francia, l’aborto è legale dal 1975 grazie alla legge Veil. Ma nel marzo 2024 il Paese ha fatto un passo storico: l’accesso all’IVG è entrato nella Costituzione. È il primo Stato al mondo a farlo. Insomma, un grande passo avanti per l’umanità, soprattutto francese. 

Eppure, guardando oltre l’Europa, il quadro cambia drasticamente. In almeno 21 Paesi del mondo, tra cui El Salvador, Madagascar, Iraq, Filippine, Honduras e Haiti, l’aborto è completamente vietato. In altri Stati è consentito solo quando la vita della donna è in pericolo. La libertà riproduttiva resta un privilegio geografico.

Negli Stati Uniti, la situazione è frammentata e instabile. Nel 2022 la Corte Suprema ha annullato la storica sentenza Roe v. Wade, che dal 1973 garantiva il diritto federale all’aborto. Da quel momento, ogni Stato decide per sé. Alcuni lo hanno fortemente limitato, altri lo hanno vietato. La California aveva legalizzato l’aborto già nel 1969, prima di Roe v. Wade. Nel 2022 ha fatto un passo ulteriore, inserendo nella propria Costituzione non solo il diritto all’aborto, ma anche quello alla contraccezione. Sulla stessa linea si sono mossi Oregon, New York, Washington e Minnesota.

Il risultato è un Paese spaccato. In molti Stati americani l’aborto è oggi illegale già dopo la sesta settimana di gravidanza, salvo rare eccezioni legate al pericolo per la vita della donna o a gravi malformazioni fetali.

Aborto, i paesi in Europa e nel mondo dove è legale e dove no. Fonte Corriere della Sera

Conclusioni

In conclusione, possiamo dire che l’aborto è una scelta, un diritto, un sacrosanto modo di agire per le donne e delle donne. Che sia per libera scelta motivata da fattori di diversa natura o per necessità dettata da qualche pericolo, esso deve essere sostenuto e praticato

Il corpo è libero, quindi l’aborto non va condannato né giudicato. Abbiamo bisogno di sostegno a favore dell’aborto, oggi più che mai e bisogna sempre parlarne, senza zittirsi dinanzi a questo argomento. Urlare, parlare, dibattere di aborto: questo è il messaggio che dobbiamo far passare.

Scrivi e fai video per Il Progressista

Se hai meno di 30 anni e vuoi raccontare la realtà dalla prospettiva della Generazione Z, unisciti al Progressista: articoli, inchieste, interviste e contenuti che mettono al centro la voce dei giovani.

Supporta Il Progressista

Con 10€ rendi possibile un articolo o un contenuto video. Paghiamo i giovani il doppio degli altri giornali.
Siamo un giornale libero e indipendente, e viviamo grazie alla community. Sostienici per continuare a costruire un’informazione fatta dai giovani, per i giovani.